Toponimi

Origine dei nomi delle vie e dei luoghi di Adro

PORTDIBÜS = pare derivi dalla trasposizione dialettale di “pozzo de’ Bosi” dal nome di un’antica famiglia che abitava in questa zona e che nella sua proprietà aveva un pozzo. Con la grande scarsità di acqua che caratterizzò il nostro paese per molto tempo doveva essere un luogo certamente molto frequentato e conosciuto. Per la verità negli anni questa zona, almeno esteriormente, ha subito pochi cambiamenti: la via è sempre tortuosa e a tratti molto stretta, si chiama Via Dante Alighieri, ma pochi lo sanno e continuano a chiamarla PORTDIBÜS.

CARÖBÉ = è così chiamato l’incrocio tra la via che dalla chiesa parrocchiale scende verso via Tullio Dandolo (Cuntrada de sera) e via Cavour. Deriva quasi certamente dalla parola latina “quadrivium” e sta a significare “incrocio di vie”.

CARÖTÖ = non sappiamo cosa accadde quando, molti anni fa, gli allora amministratori scelsero di chiamarla Via Carota, forse perché il toponimo ricordava un ortaggio. In quel caso però c’entrava proprio come “i cavoli a merenda”. Infatti “Carota” era probabilmente la via dove c’era un edificio diroccato: la “cà- rota” appunto. C’è anche chi sostiene che la via indicasse invece una casa di proprietà di una certa famiglia Rota, ma non c’è documentazione al riguardo.

RUSÈTÖ = il luogo è da individuarsi nell’incrocio tra Via Roma e Via Umberto I°. Dove ora si trova la sede di un istituto bancario c’era un piccolo portico, una LOGGETTA appunto, che in dialetto è diventata LUSETA ed infine, passando di bocca in bocca, si è trasformata in “Ruseta”.

Aderiamo

Giovani alla riscossa

Cos’è ADERIAMO? La domanda spesso ci viene posta da qualche passante che ci scorge ridipingere un muro, o da chi contattiamo per riuscire a svolgere una delle nostre iniziative. Noi rispondiamo che, semplicemente, siamo un’associazione di giovani con parecchia voglia di fare. Ma la nostra risposta è piuttosto riduttiva: non si può con così poche parole riuscire a rendere l’idea di ciò che effettivamente siamo e vogliamo.
Ecco allora le nostre presentazioni ufficiali! In un periodo particolare come il nostro, in cui noi giovani veniamo definiti “fannulloni”, un periodo in cui veniamo sempre più tenuti lontani non solo dal mondo della politica ma soprattutto da quello del lavoro, noi ragazzi di Adro e Torbiato abbiamo deciso di non essere semplici spettatori passivi di ciò che accade nel nostro Paese, ma piuttosto creare una realtà positiva e vitale, un gruppo aperto e unito, che possa fare la differenza.

Far la differenza per noi significa rispondere a piccoli problemi della nostra comunità con gesti concreti, reali proporzionati alle nostre possibilità e alle nostre “piccole” forze.
L’idea di base è che non si può semplicemente attendere che qualcun altro migliori determinate situazioni che ci creano disagi o fastidi ma, in certi casi, è possibile rimboccarsi le maniche e mettersi in gioco in prima persona.
Un esempio è la questione dei sacchi dello sporco che vengono brutalmente gettati lungo i cigli delle strade deturpando un territorio bello come il nostro e sporcando zone abitate. Aspettando e sperando che qualcuno faccia qualcosa si accumulano tonnellate e tonnellate di immondizia che diventa pericolosa, se pensiamo che certe sostanze tossiche penetrano nel terreno dove si coltivano cereali e i tanto rinomati vigneti.
Quindi ADERIAMO cosa si propone?
ADERIAMO si propone di rendere migliore e più vivibile il nostro paese, partendo innanzitutto dal rispetto per il nostro territorio, dall’ambiente, da quel verde che sta sempre più scomparendo ma che ci hanno sempre invidiato.
Vogliamo una cosa molto semplice: cercare di capire e far capire quale sia il modo migliore per poter valorizzare e salvaguardare la nostra terra senza distruggerne gli spazi naturali, rispettando e amando il paese in cui viviamo.

Vittorio Fusari, Libera e Ambiente

Una storia di amore e amicizia

La prima serata della settimana di Franciacorta per Libera, organizzata dall’omonimo comitato, formato da liberi cittadini e associazioni, s’è tenuta presso la Dispensa Pani e Vini di Torbiato, rinomato ristorante franciacortino dello chef Vittorio Fusari, dimostratosi fin dai primi contatti entusiasta all’idea di una serata culinaria a base dei prodotti di Libera Terra, da lui liberamente interpretati e ideata allo scopo di raccogliere fondi per una delle tante cooperative agricole che coltivano prodotti biologici sui terreni confiscati alle mafie.

Ma l’impegno dello chef non s’è limitato ad una sola serata, anzi: tutta la lunga macchina organizzativa delle serate di Franciacorta per Libera ha avuto come quartier generale proprio il suo ristorante e s’è avvalsa dei suoi preziosi consigli.

Idea Civica: Cosa lega Vittorio Fusari a Libera e alle sue cooperative, riunite sotto il nome Libera Terra?

Vittorio Fusari: Innanzitutto il fatto che Libera Terra esprime la qualità del rapporto dell’uomo con il suo territorio, inteso non tanto come luogo geografico ma come risultato del lavoro dell’uomo su e con esso. In secondo luogo quando lavoro con prodotti che arrivano da territori diversi da quello in cui vivo e lavoro, effettuo la mia scelta in base alla serietà di chi produce, alla sua correttezza, ai valori che la muovono. In questo caso si parla di cooperative di ragazzi che hanno come obiettivo la rinascita dei terreni confiscati alle organizzazioni mafiose e la scelta di renderli produttivi, di farli rinascere attraverso il loro lavoro e l’attenzione alla salute del territorio e alle tecniche di coltivazione che unendosi donano poi un prodotto di alta qualità.

I.C.: In più sappiamo che a Libera sei legato anche dall’amicizia con la vittima di mafia Peppino Impastato, la cui figura ha anche ispirato il film “I cento passi”…

V.F.: Conobbi Peppino Impastato nel 1974, durante il servizio militare che entrambi prestammo a Trapani, poco prima della strage di Piazza della Loggia.
E proprio il giorno della strage ricordo il viaggio in treno da Trapani a Udine, i lunghi discorsi, l’aver rischiato l’accusa di diserzione per essere scesi dal treno con il quale ci stavano trasferendo per comprare il Giornale di Brescia in cerca di approfondimenti e dei quotidiani che spesso leggevamo e che ispiravano le nostre discussioni. Come potrai capire eravamo già uniti da un rapporto di amicizia e stima profonda: ricordo che Peppino era molto legato a Mauro Rostagno, fondatore di Lotta Continua e, come Peppino, strenuo oppositore delle logiche e delle attività della mafia lungo tutta la penisola. Opposizione che di lì a qualche anno avrebbe pagato con la vita.

Parlano i protagonisti

Il Sindaco e Presidente Antonio Vivenzi

Incontriamo nel suo ufficio di sindaco del Comune di Paderno Franciacorta Antonio Vivenzi nella carica di Presidente pro tempore dei Sindaci “Terre di Franciacorta”.
Si capisce sin dall’inizio del nostro incontro che il Sindaco Vivenzi, seppur in una visione realista dell’ambizioso progetto del “Piano Strategico Terre della Franciacorta”, è alquanto soddisfatto del lavoro sin ora svolto dal gruppo dei sindaci e consulenti che è stato chiamato a Presiedere dal giugno di quest’anno.
Vivenzi non ci nasconde le difficoltà che, già in questi pochi mesi di lavoro, ha dovuto affrontare ed in particolare un senso di diffusa diffidenza nei confronti del progetto di “Piano Strategico” sia da parte delle istituzioni che dell’associazionismo locale.

Piano strategico Terre della Franciacorta

Storia di un progetto comune (prima parte)

I comuni della Franciacorta (Adro, Capriolo, Cazzago San Martino, Cellatica, Coccaglio, Cologne, Corte Franca, Erbusco, Gussago, Iseo, Monticelli Brusati, Ome, Paderno Franciacorta, Paratico, Passirano, Provaglio di Iseo, Rodengo Saiano e Rovato) hanno deciso una strategia comune per lo sviluppo del territorio. Nel corso del 2011 hanno partecipato al progetto “Studio di fattibilità Terre della Franciacorta”, sostenuto dalla Fondazione Cogeme Onlus, con i contributi del “Consorzio per la Tutela del Franciacorta”, la Camera di Commercio e Cogeme spa.
Lo studio di fattibilità rappresenta la base di partenza per un vero e proprio piano strategico per lo sviluppo socio- economico e culturale del territorio e quest’anno 2012 la «Franciacorta dei sindaci» primi rappresentanti dei loro territori e della popolazione ha mosso i primi passi. Il 18 giugno è stato siglato l’accordo dai primi cittadini (o da loro delegati) dei 18 paesi che fanno parte del sistema «Terra di Franciacorta» che ha l’ambizioso obiettivo di creare un nuovo modello di governance a beneficio di un territorio che misura 262 km quadrati e interessa una popolazione di 146 mila abitanti.
Primo Presidente eletto dagli altri 17 sindaci è Antonio Vivenzi, sindaco di Paderno Franciacorta, accanto a lui, in veste di vice, Laura Boldi, sindaco di Monticelli e gli altri componenti del comitato esecutivo, i sindaci di Gussago, Passirano e Coccaglio, Bruno Marchina, Daniela Gerardini e Franco Claretti. I criteri operativi dell’accordo di collaborazione sono semplici e chiari: ogni Comune ha un voto e, ogni anno, viene eletto a rotazione un comitato esecutivo che ha sede nel municipio del sindaco presidente.
La redazione de il QuAdro seguirà l’evoluzione del Progetto di Piano Strategico Terre della Franciacorta sia commentando gli studi e le azioni che il comitato esecutivo proporrà sia attraverso le testimonianze dei principali attori.
Primo testimone ci è parso opportuno essere il Presidente pro tempore per il 2012 Antonio Vivenzi sindaco di Paderno Franciacorta
Per un approfondimento del lavoro sin ora svolto lo studio di fattibilità è disponibile al sito www.franciacortasostenibile.org nella sezione terre della Franciacorta.

Breve storia del gruppo Caritas

La solidarietà ad Adro

Abbiamo chiesto alle realtà sociali del territorio di raccontare il proprio vissuto. In questo primo numero pubblichiamo la storia del Gruppo Caritas di Adro.

Ci è stato chiesto un breve articolo e ne approfittiamo volentieri per fare una riflessione sulla nostra esperienza. Siamo un piccolo gruppo che è nato circa 30 anni fa con don Vito del Barba. Questo buono e semplice sacerdote voleva coinvolgere la comunità ad essere più attenta a quelli che riteneva i più poveri. Alcune persone hanno aderito e attraverso una formazione iniziale sono state aiutate ad interessarsi degli anziani della Casa di Riposo e di alcune famiglie bisognose, infine ad assumersi il compito di portare i pasti agli anziani di domenica e nei giorni festivi.
Questa fu un’importante decisione dell’assessore ai servizi sociali Antonietta Ferretti, che capì l’importanza di questo servizio e ci chiese una collaborazione nei giorni festivi; questa proposta, dopo una breve discussione, ci trovò tutti disponibili e il nostro paese fu uno dei primi ad offrire questo importante servizio tanto che continua a tutt’oggi come pure la nostra disponibilità.
Ricordo che Adro è sempre stato un paese dove il Pubblico ha lavorato spesso insieme ai volontari: esempio il Gruppo Prevenzione o “Gruppo Droga”, la Scuola-Bottega, la Mensa Scolastica, etc.

Un patrimonio di valore inestimabile

Un’esperienza di impegno civico

La campagna tra Torbiato e Nigoline sarà stravolta dalla realizzazione di una strada che vi vorrei descrivere e mostrare con immagini di previsione.

  1. L’opera prevede alcune rotonde; la prima è già stata impostata ai margini della sede stradale lungo via Torbiato. Supponiamo di essere in auto diretti da Adro a Torbiato lungo quella che, forse molti non sanno, è un tratto appartenente alla più antica strada conosciuta tra Bergamo e Brescia, già esistente in epoca pre-romana.
  2. Arrivati alla prima rotonda, quella cui si accennava, si potrà decidere se proseguire lungo la strada esistente oppure imboccare una nuova strada che scenderà tra i vigneti, passando a distanza molto ravvicinata dal sagrato del Santuario della Madonna della Neve, fino a raggiungere una seconda rotonda che sarà realizzata incrociando la stradina esistente che dal Santuario scende verso via San Zeno.
  3. Da qui il traffico potrà proseguire per Nigoline lungo una nuova strada che si snoderà tra i vigneti, risalendo a fianco dell’azienda Monzio Compagnoni fino ad incontrare la strada esistente per Nigoline al limite del territorio di Corte Franca, dove sarà realizzata la terza rotonda, quella più a nord, all’incirca all’altezza della vasca di acqua sorgiva compresa tra i due cartelli con la scritta Adro, dove a monte si trova la Ferghettina.
  4. Tornando alla seconda rotonda, all’altezza del Santuario, l’automobilista potrà scegliere anche di dirigersi ad est verso la strada provinciale Iseo-Rovato, grazie all’allargamento della stradina che scende fino a via San Zeno e ora prosegue sterrata passando davanti alla ex “Dyana”.
  5. In fondo a questa bretella è poi prevista una curvona spettacolare degna di un circuito di Formula 1, che porterà alla quarta ed ultima rotonda, con innesto su via Vittorio Emanuele.

Dall’acqua alla terra

Il futuro in gioco

La difesa dei beni comuni

Poco più di un anno fa noi, cittadini italiani, siamo stati chiamati ad esprimere il nostro voto attraverso un referendum che conteneva diversi quesiti. Due di essi riguardavano il tema dell’acqua (e dei servizi pubblici locali di rilevanza economica) e in particolare si chiedeva se si volesse mantenere l’obbligo di affidarne la gestione a soggetti privati e se fosse lecito garantire ad essi un guadagno minimo, indipendentemente dalla qualità del servizio offerto. Il 12 e 13 giugno 2011 la risposta dei cittadini fu chiara: l’acqua è un bene comune indispensabile e nessuno ha il diritto di lucrare sulla sua distribuzione.
Il successo di quel referendum fu in larghissima parte dovuto all’impegno e all’azione del “Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua”, che univa centinaia di comitati ed associazioni locali, nell’indifferenza dei partiti nazionali.
La mobilitazione sul tema dell’acqua ha probabilmente contribuito, almeno in parte, ad aumentare la consapevolezza che ci siano anche altre risorse territoriali delle quali va fatto un uso più attento. Prima fra tutte il suolo.
La terra è una di quelle risorse per le quali, nel corso degli ultimi decenni, non si è mai seriamente posto il problema della disponibilità. Dal dopoguerra in avanti, la fede cieca nello “sviluppo” stendeva un velo di positività sopra ad ogni trasformazione che prevedesse la conquista di suolo non urbanizzato. Ettari ed ettari di campi, pascoli e boschi hanno lasciato il posto a condomini, capannoni, villette e infrastrutture.
Non è in discussione che, per anni, le esigenze di un paese in crescita demografica ed economica avessero la necessità di essere soddisfatte e il patrimonio edilizio italiano non fosse qualitativamente e quantitativamente adeguato. Ma oggi, nella situazione storica, economica e culturale in cui ci troviamo, siamo proprio sicuri che consumare ulteriormente il suolo sia ancora una scelta “di progresso”?

La nascita del Forum

Molti sono i movimenti e i comitati locali sorti negli ultimi anni a difesa delle zone agricole e naturali dei nostri territori. Prendendo spunto dall’esperienza positiva della mobilitazione per l’acqua pubblica, lo scorso anno è nato “Salviamo il Paesaggio”, quale Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio. L’assemblea costitutiva si è tenuta il 29 ottobre 2011, a Cassinetta di Lugagnano (MI), un luogo simbolico per il suo essere il primo comune italiano a “zero consumo di suolo”. Ad essa hanno partecipato centinaia di persone e decine di associazioni tra le quali Slow Food, FAI e Legambiente.
I motivi che hanno spinto alla nascita di questa organizzazione sono tanto evidenti quanto ostentatamente sottovalutati. Alcuni sono dati oggettivi: il fatto che negli ultimi decenni si è arrivati a cementificare circa un quinto del territorio italiano; che nonostante ci siano milioni di case vuote si continui a costruire; che la crescita demografica sia prossima allo zero; che i suoli fertili siano una risorsa preziosissima e non rinnovabile, la quale una volta urbanizzata è persa per sempre. Altre sono considerazioni più emotive, ma non per questo meno importanti perché condizionano pesantemente la qualità della vita, come ad esempio l’alterazione e la distruzione del paesaggio, il bel paesaggio, che in ogni parte del mondo ci invidiano.

La crisi

Tutto cominciò con un mutuo

15 settembre 2008. Una data significativa per gli Stati Uniti e per il resto del mondo, Italia compresa.

Tutto ebbe inizio con un mutuo

CRISI: una parola che purtroppo è entrata a far parte della nostra vita di ogni giorno e l’ha pesantemente condizionata. Ma come è arrivata a noi? Chi ha dato vita a questa bestia selvaggia che sta minacciando il nostro lavoro, il nostro benessere, la nostra vita? L’inizio di tutto ha una data: 15 settembre 2008, un luogo: gli Stati Uniti e un nome: Lehman Brothers Holding Inc., una delle società finanziarie più importanti del mondo che, in quel giorno, annunciando debiti bancari per 613 miliardi di dollari e debiti obbligazionari per 155 miliardi di dollari, si trovò praticamente in bancarotta.
Cosa la portò a quel fallimento che, gli economisti di tutto il mondo, indicano come la miccia che accese la bomba della crisi odierna?
I cosiddetti “mutui subprime”, cioè i mutui per la casa a tasso crescente concessi, senza garanzie, a persone che, per vari motivi, non avrebbero mai avuto la possibilità di pagarli.
Non c’è dubbio che concedere mutui a soggetti così rischiosi fosse pericoloso per le banche, che rischiavano concretamente di non rivedere il ritorno di tali prestiti; per questo, con la complicità dei governi statunitensi succedutisi tra la metà degli anni 90 e i primi anni del 2000, gli istituti di credito riuscirono a condividere tale rischio vendendo i mutui subprime come prodotti finanziari sul mercato obbligazionario o collocandoli direttamente nei portafogli dei loro fondi di investimento in borsa, vendendo di fatto il rischio che invece, in quanto promotori di questi mutui, avrebbero dovuto assumersi in prima persona.
È infatti nel 2006, a distanza di una decina di anni dalle prime massicce accensioni di mutui, la maggior parte dei contraenti a rischio, come era facilmente prevedibile, si ritrovò a non poter ripagare i debiti contratti, mandando così in crisi di denaro tutti gli istituti finanziari che li avevano concessi.
Per la Lehman Brothers, su questi prodotti, operava la controllata BNC Mortgage, banca chiusa con perdite per 25 milioni di dollari nell’agosto del 2007, il che causò di lì a un anno, la bancarotta della Lehman stessa e un effetto domino che sarebbe arrivato ben presto all’Europa. E a noi.

Presentazione

Forse i lettori di questo periodico si chiederanno quali siano i motivi che hanno portato all’idea di pubblicare Il QuAdro e chi ne sia l’artefice.
Partiamo da quest’ultima curiosità. Come si può vedere dalla testata il QuAdro è il periodico d’informazione di IDEA CIVICA. Ma cos’è Idea Civica?
IDEA CIVICA è un movimento d’opinione nato dalla volontà di alcuni cittadini di Adro e Torbiato (e della Franciacorta) di mettersi in gioco offrendo alcuni spunti ed idee utili per amministrare il loro territorio in maniera nuova e più condivisa.
Perché il QuAdro? A nostro parere c’è bisogno di creare spazi nuovi in cui ci si possa confrontare liberamente sulla realtà che ci circonda. E’ nostra intenzione rendere disponibile un periodico in cui possano trovare “casa” tutte le idee e i pensieri che aiutino ad interrogarci e a pensare in modo diverso il futuro nostro e dei futuri abitanti del nostro territorio.
Ecco alcune linee guida del nostro movimento che saranno sempre la bussola del nostro scrivere ed operare:
Innanzitutto vorremmo mettere al centro dei nostri intenti la PARTECIPAZIONE intesa come un insieme di strumenti ed occasioni che ci consentano di mettere in primo piano la persona, intesa sia come singolo che come parte di un gruppo che vive esperienze di vita associativa. Infatti nel momento attuale di crisi ed incertezza diviene sempre più decisivo il contributo che ciascuno di noi può dare alla vita sociale mettendosi in gioco sia individualmente (per raggiungere i propri obiettivi di vita) sia come membro di nuclei sociali (famiglia, partito o movimento politico, sindacato, associazione no profit, parrocchia…).
Altro concetto fondamentale è quello di COESIONE inteso come capacità dei poteri pubblici di favorire lo sviluppo di una società unita, aperta e multiforme in cui ciascuno possa sentirsi unico e sappia riconoscere l’unicità degli altri, ma nello stesso tempo capisca di essere necessario e importante per il miglioramento del benessere comune.
L’ultimo concetto su cui si focalizzerà la nostra attenzione è quello di FUTURO SOSTENIBILE. La crisi economica che caratterizza gli ultimi tempi e che, purtroppo, toccherà il nostro futuro prossimo ci costringe a rivedere e ripensare i nostri modelli di vita e di azione in ogni campo.
Il QuAdro proporrà e raccoglierà – anche dai suoi lettori – temi ed idee per riflettere insieme su quei comportamenti individuali e sociali che prospettano un modo di vivere alternativo a quello cui siamo abituati (e che pare essere sempre meno sostenibile sia economicamente che ecologicamente), ma sempre improntato al miglioramento della qualità della nostra vita, ad assicurare un futuro ai nostri figli e mantenere in equilibrio il nostro pianeta, che troppo spesso dimentichiamo essere la nostra prima e irrinunciabile casa.

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