Dodicimila in piazza

“Basta Veleni”

Una frizzante domenica di aprile, di quelle che invitano ad uscire anche i più sedentari, di quelle che portano le famiglie a passeggiare in campagna, le coppie a improvvisare una gita fuoriporta, i bimbi a rincorrersi vociando nei parchi o negli oratori: la classica domenica in cui si cercano svago e leggerezza, abbandonando le (già fin troppe) preoccupazioni che il lavoro e la routine quotidiana riservano a ciascuno.

Che tu abbia 60, 35 o 10 anni, in un giorno simile, nulla al mondo riuscirebbe a catturare 10 minuti della tua attenzione se non fossi intimamente convinto che ne valga la pena, se non ti riguardasse personalmente.
E così è stato per 12000 bresciani di tutte le età, provenienti dalla città e da ogni parte della provincia, singoli o appartenenti agli oltre 60 comitati attivi sul territorio a tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini, che domenica 10 Aprile 2016 hanno sentito SPONTANEO radunarsi presso il Parco Gallo e sfilare pacificamente per le vie del centro fino a Piazza del Duomo.

Da decenni un corteo così gremito non sfilava in città: quando un tema raggruppa un numero così alto di persone, diventa tendenza, entra a far parte della vita quotidiana, influenza migliaia di persone, non può più essere ignorato da autorità politiche e di sorveglianza che fino al momento prima hanno chiuso un occhio.
Senza che nessun organo di stampa ne desse notizia, negli ultimi anni il tema ambientale ha preso sempre più piede: troppi cittadini, senza distinzione di classe sociale, orientamento politico o livello di istruzione, hanno fatto i conti in prima persona con una maggiore incidenza di malattie rare, tumori, contaminazioni: nella nostra ricca provincia, tra le più avanzate d’Italia, esistono mamme che non possono allattare i propri figli per il timore di trasmettere malattie e scuole elementari in cui è vietato giocare nell’erba (sito Caffaro – contaminazione da PCB), improvvise morti di massa di nutrie, gamberi e pesci nelle rogge (Visano – Calvisano) strade e autostrade sotto le quali il cromo raggiunge concentrazioni 140 volte più alte rispetto ai limiti di legge (Castegnato) o che sono “servite a interrare i rifiuti” (Bre-Be-Mi), centraline del
più grande inceneritore d’Europa programmate per spegnersi in caso di incidente.

Tutto questo (e molto altro) nell’ultimo quinquennio, non trent’anni fa, quando si fumava nei locali, i pullman emettevano nuvole nere e si installavano coperture in eternit: questo accade oggi.
Oggi le ferite causate da Eternit e PCB testimoniano che la finta contrapposizione “ambiente-posti di lavoro” va misurata su tempi lunghissimi, e che il danno ambientale è sempre stato colpevolmente sottostimato (pare evidente ora che il lavoro non c’è più e le morti continuano).
Oggi nessuno crederebbe alla non nocività di una discarica di “inerti” (e chi controlla?) o di un inceneritore vicino a casa propria.

Dopo gli innumerevoli scandali ambientali quasi sempre senza colpevole, puniti con sanzioni risibili o caduti in prescrizione, c’è da credere che questa moltitudine di persone, sdegnato il “cappello” da parte di qualsivoglia partito politico, voglia tutelare IN PRIMA PERSONA il territorio in cui vive ed è sfilata in corteo senza paura di essere etichettata.
Paura ormai legata al passato, perché (ormai il corteo del 10 aprile l’ha dimostrato) le etichette servono solo a dividere chi vuole fare qualcosa, ecomafie e potentati economici agiscono indisturbati.

Sito realizzato da Raffaella Rinaldi.
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